Skip to main content

L’abbigliamento, la nobilità ed il femminismo degli anni 60′

In molte società, le persone di alto ceto sociale indossano speciali capi d’abbigliamento o per decorazione per sé stessi come proprio status symbol. In tempi antichi, soltanto i senatori Romani potevano indossare vesti tinti con porpora di Tiria.; soltanto altolocati capi Hawaiani possono indossare mantelli di piume e palaoa o denti di balena intagliati. Sotto il regno Travancore di Kerala (India), le donne di basso ceto devono pagare una tassa per il diritto di coprire la parte superiore del corpo. In Cina prima della proclamazione della repubblica Cinese, solamente l’imperatore poteva vestirsi di giallo. In molti casi durante tutta la storia ci sono stati sistemi elaborati di leggi riassuntive per regolare chi poteva indossare determinati abiti. Nelle altre società (compreso quelle più moderne), nessuna legge proibisce alle persone di basso ceto d’indossare abiti di ceto alto, ma l’alto costo in effetti ne limita l’acquisto e l’esposizione. Nella moderna società occidentale, soltanto i ricchi possono permettersi l’alta moda. Il pericolo di ostracismo sociale può anche limitare la scelta degli abiti.

Facendo riferimento in particolare agli anni Sessanta l’abbigliamento assume una grande carica simbolica in relazione al nascente fenomeno del femminismo. Se la minigonna esprime la libertà femminile, il diritto di mostrare e gestire autonomamente il proprio corpo, il diritto di non essere discriminate da una società maschilista si manifesta nell’atteggimento e nell’abbigliamento (jeans, ma non solo), da parte di molte donne, specialmente giovani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *